
Signor Presidente, Signori del Governo, onorevoli Colleghi,
il volto vero e drammatico del meridione è dato soprattutto dalla Calabria e, particolarmente da Reggio che, dall'unità d'Italia ad oggi, è stata tenuta nel completo abbandono, tagliata fuori da ogni investimento produttivo, da ogni possibilità di progresso, senza mai godere di un santo in paradiso, senza un minimo di vita civile, senza una prospettiva, senza avvenire, senza speranza, sfiduciata di tutti i governi che si sono succeduti nell'ultimo settantennio. La classe dirigente piemontese l'aveva posta nel dimenticatoio, e i governi liberali non l'avevano mai presa in considerazione.
Il terremoto del 1908 ha distrutto Reggio C. e conseguentemente ha aperto grossi problemi molti dei quali ancora insoluti. La città ha sempre pagato le tasse ma il suo sviluppo è rimasto un desiderio, un perenne desiderio.
Dopo il 1908 viene promulgata l'addizionale sul terremoto. Gl'italiani, per moltissimi anni, hanno versato nell'erario miliardi e miliardi ma la Reggio del 1970 continua ancora ad avere fame di case, continua a vegetare nella strettoia socio-economico-culturale, continua a lottare contro le contraddizioni volute anche dalla immobilità egoistica della classe dirigente locale e nazionale.
L'addizionale sul terremoto non è stata tutta utilizzata per la città e provincia di Reggio C. ma i due terzi delle somme sono state devolute altrove, disattendendo ogni istanza di rinnovamento, di giustizia sociale ed aprendo la disperata ed estenuante ricerca di un lavoro.
L'emigrazione rimane la sola via per l'occupazione. Migliala e migliala di emigranti, col fardello della disperazione, ininterrottamente si allontanano dalla Calabria per disperdersi nel mondo.
L'emigrazione è stata e continua ad essere una cancrena che ha disgregato il tessuto sociale ed economico. Nell'ultimo cinquantennio il fenomeno mostruoso dell'emigrazione ha costretto circa due milioni di cittadini ad abbandonare la regione. Vi sono due Calabrie di cui una è dispersa per il mondo.
Le famiglie povere calabresi si sforzano di allevare, nutrire, educare i propri figli, si sforzano di produrre mezzi che poi serviranno al mercato industriale del nord, dell'Europa e del mondo. Il migliore prodotto, quello umano, appena finito ed efficiente, viene sfruttato in favore di altre regioni, per favorire i monopoll. Alle alluvioni del 1951 e 1953, che hanno messo in serio pericolo le popolazioni, la stabilità del suolo e la economia agricola, è seguita la legge speciale per la Calabria, per la quale gl'italiani hanno pagato e continuano a pagare altri miliardi, senza che la classe dirigente locale si sia mai posto il problema come e dove sono state utilizzate le grosse somme versate per la legge, se si escludono i primi ed indispensabili provvedimenti.
Le montagne sono rimaste dissestate, i torrenti costituiscono sempre un pericolo per le persone e per le cose (n.d.r.- soltanto ultimamente con il Piano di Assetto Idrogeologico emanato dalla Regiona Calabria i Comuni stanno provando a risolvere questi annosi problemi).
Ai vecchi inganni e ai vecchi imbrogli se ne aggiungono di nuovi.
In questi ultimi anni, infatti, è stata costruita a Reggio Calabria la fabbrica OMECA che sarebbe dovuta diventare il volano delle industrie provinciali e dare lavoro a duemila operai. Invece non solo è rimasta un'industria asfittica ma, con amarezza e delusione dei reggini, oggi assorbe soltanto trecento operai e pericola di essere chiusa per mancanza di commesse. Le annose e gravi ingiustizie perpetrate con cinica continuità ai danni della Provincia e della Città di Reggio C., tanto da negare anche diritti acquisiti e legittimi, possono essere così compendiati:
1) Tra le 93 province, Reggio Calabria occupa il 90° posto, con un reddito pro capite minimo.
2) Altissima percentuale di emigranti, tanto che In molti centri della provincia rimangono soltanto vecchi, donne e bambini. Negli ultimi venticinque anni bsn 250.000 della provincia di Reggio Calabria hanno emigrato.
3) Altissima percentuale di analfabetismo. Su cento persone 21 sono analfabeti. Se si contano, poi, i semianalfabeti la percentuale sale al 46,7.
4) II 46% degli alunni frequentano scuole in locali "precari" e perciò essi sono discriminati nella salute sia per carenza di servizi igienico-sanitari, di riscaldamento e di fognature, sia per la scarsa luminosità, per l'angustia delle aule e per gli inadeguati Impianti elettrici ed idrici.
5) A sedici anni dalla legge speciale per la Calabria ancora il suolo aspromontano è dissestato e continua a costituire un pericolo per le popolazioni delle valli e del litorale.
Come e dove sono state spese le somme raccolte?
6) L'agncoltura è arretrata ed estensiva, spezzettata e feudale e passa da una crisi all'altra in forma sempre più grave e preoccupante. L'agrumicoltura e l'olivicoltura, che costituiscono le uniche grosse rendite agricole, sono in grave dissesto e danno serie preoccupazioni.
A causa di tale situazione le popolazioni interessate sono scese diverse volte in sciopero l'inverno scorso.
7) I passi aspromontani del reggino o della zona ionica sono collegati con strade in senso perpendicolare a- mare ma quasi mai sono collegati tra loro, anche se la distanza è minima. La carenza di strade ha creato notevole disagio per le comunicazioni che, insieme alla grave crisi agricola, ha costretto gli abitanti ad emigrare.
8) Le zone del reggino e dall'Ionio, solcate da innumerevoli torrenti, continuano a rimanere squallide e deserte par la siccità estiva anche se il sottosuolo è ricco di acque.
9) Sebbene da venti anni i tecnici continuino a fare sopralluoghi e perizie, ancora nessun bacino montano è stato costruito per la raccolta delle acque sorgive ed invernali.
10) Reggio C. è stata sempre esclusa da possibili aiuti per lo sviluppo dell'industria turistica. Esistono delle spiagge meravigliose, un mare terso e un cielo sempre azzurro, sia nell'Ionio che nel Tirreno. I paesi del litorale potrebbero costituire elemento base per lo sviluppo turistico popolare. Gambarie di S. Stefano d'Aspromonte è un rigoglioso e naturale centro turistico ma il governo ha distribuito soltanto qualche briciola per il suo incremento. Essendo l'Aspromonte a ridosso del mare, veloci raccordi stradali consentirebbero ai turisti il mare di mattina e la montagna di sera. Al turismo il governo non ha mai dato una minima attenzione anche se il suo sviluppo potrebbe risolvere molti problemi economici per la provincia, specie dopo l'apertura dell'autostrada. Invece i paesi della fascia aspromontana continuano a dissanguarsi col fluirò. inesorabile dell'emigrazione.
11) L'espansione scolastica ha subito, in questi ultimi anni, uno sviluppo con proporzione gigantesca perché è passata dall'analfabetismo più alto ad una culturizzazione più vasta, è passata dalla "cultura analfabeta" alla "cultura istruita". L'unica strada aperta è stata la scuola, il cui unico sbocco è la disoccupazione. Infatti migliala e migliaia di giovani maestri, di geometri, di ragionieri, di periti e, talvolta anche i laureati, costituiscono a Reggio un esercito di disoccupati e non riescono ad occuparsi nemmeno in attività terziarie.
12) Elemento di rancore, anche se di rilievo minore, è la mancata realizzazione del doppio binario Villa S. Giovanni-Reggio Calabria. Reggio si vede tagliata fuori come se l'Italia Continentale finisse a Villa S. Giovanni.
13) La realizzazione della copertura della linea ferrata Reggio C.-Lido-Reggio C. Centrale costituisce un problema sempre attuale per la città, malgrado siano stati approvati continui e sempre aggiornati progetti. Tale mancanza deturpa il paesaggio e la bellezza naturale del lungomare.
14) Il porto, che nel passato era fonte di traffico e di lavoro, da molti decenni è in pieno abbandono senza speranza che possa essere rinnovato e adeguato alle nuove esigenze portuali e commerciali.
15)Su cento uffici regionali, 76 funzionano a Catanzaro ed il resto è tra Reggio e Cosenza. Dopo il terremoto del 1908 Reggio Calabria è stata costretta a cedere molti uffici che non ha potuto più riavere per la volontà delle gerarchie fasciste, prima, e dei dirigenti governativi degli ultimi vent'anni, poi.
16) Carenze rilevanti si riscontrano nel campo dell'edilizia popolare e dei posti-letto negli ospedali. Nella città si continuano a costruire case di lusso, mentre c'è grave carenza di case popolari e di edifìci pubblici, e gli organi responsabili non intendono capire che i fitti troppo alti, imposti dai privati per gli Uffici statali (con la complicità delle amministrazioni locali), arrecano non poco danno all'erario dello Stato. E' doveroso ricordare che negli ultimi 5 anni la giunta provinciale (con presidente democristiano) non ha mai funzionato, recando grave danno a tutta la collettività provinciale.
L'alta percentuale degli emigrati, il basso reddito prò capite, l'alta percentuale degli analfabeti, la mancata sistemazione idrogeologica, di forestazione, di costruzione d'invasi collinari, le leggi pro Calabria non applicate, la crisi dell'agricoltura, la mancanza di strade tra paesi aspromontani, la siccità di vaste zone, la disoccupazione, la sottoccupazione, la mancanza di industrie, di commercio e di turismo, la mancanza di prospettive per i giovani, la sfiducia nel governo e nel'.a classe dirigente, l'arretratezza socio-economico-culturale, l'abbandono, lo sfruttamento, le promesse non mantenute, la miseria, l'inibizione, la frustrazione, la traumatizzazione, l'impossibilità di liberarsi dei padroni, dei tutori, dei santi in paradiso, del malcostume, della clientela, la sensazione di essere trattati come un relitto della società nazionale, hanno costituito le componenti di una miscela che prima o poi sarebbe esplosa. E l'esplosione è avvenuta! Già da alcuni anni, infatti, la tensione si respirava nell'aria, tensione più volte denunziata nei documenti parlamentari anche da parte del sottoscritto, e il ca-poluogo di regione ha fatto da miccia, c'è voluto poco per innescarla ed accenderla.
Anche l'eroe era pronto: il sindaco Piero Battaglia. Eroe falso e demagogico, che, alle ventennali responsabilità del suo partito, aggiungeva le sue in quanto consigliere o assessore al Comune, prima, e dal 1966 sindaco della città.

Il sindaco, se fosse stato onesto e leale verso i cittadini, avrebbe dovuto informare tempestivamente, e almeno prima del 7 giugno, del grave pericolo in cui Reggio C., privata del capoluogo, sarebbe incorsa. Se, invece di fare demagogia, avesse posto il problema del capoluogo durante la consultazione elettorale, avrebbe dato la possibilità a tutti i partiti di prendere posizione, di dibattere il problema davanti all'elettorato e di esporre le responsabilità vicine e lontane e, inoltre, avrebbe consentito alla popolazione di esprimere democraticamente il proprio sdegno contro 1 partiti governativi che, attraverso i notabili, avevano ancora una volta ingannato Reggio Calabria. Ma Piero Battaglia, per motivi opportunistici, ha taciuto, aggiungendo il suo silenzio ingannatore a quello di ocoloro che avevano tramato la frode e soltanto ai primi di luglio, quando la sua elezione a sindaco era in pericolo (in precedenza gli era stata bocciata la candidatura alla regione), egli scatena la tempesta negli animi, specula sullo spontaneo sentimento e legittimo risentimento dei reggini e, per nascondere le sue responsabilità e quelle del suo partito locale, cerca alleanze nel PSU e nel MSI e nel clero e in tutte le forze antiregionalistiche.
La sua posizione falsa e demagogica ha incoraggiato gli oltranzisti ad assalire le sedi dei partiti di sinistra PSI, PCI e PSIUP e della CGIL e, successivamente, ad incendiare quella del PSI. Le nuove alleanze e le continue aggressioni non solo hanno nascosto le responsabilità della DC e degli altri partiti governativi, ma hanno costretto i partiti di sinistra a trincerarsi su posizioni difensive. Reggio vive momenti altamente drammatici e la rivolta, alimentata da secolare risentimento e da legittime rivendicazioni, investe, in modo diverso, quasi tutte le categorie di cittadini. Nelle barricate vi sono soprattutto giovani che delusi e frustrati nelle loro aspettative, vedono nel capoluogo l'ultima ancora a cui aggrapparsi perché sanno, per esperienza, che ad .altre richieste, come sempre, il governo risponderebbe con ulteriore e false promesse. La protesta, pur nel suo giusto ideale, presenta tuttavia una grossa contraddizione perché in essa operano forze estremiste che hanno tutto l'interesse a creare il caos e la degenerazione.
La destra e i fascisti non avevano alcun diritto di portare la bandiera della rivolta quando nel passato fascista, attraverso i Michele Bianchi e i Luigi Razza, avevano affossato Reggio Calabria.
Nessun diritto aveva il sindaco Battaglia di proclamarsi paladino dei moti quando la PC per vent'anni, ed egli stesso, per un decennio nei posti di maggiore responsabilità, non avevano mosso un dito per elevare il prestigio della città ma, pur di jjmanere nella greppia, avevano lasciato che altri, anche dello stesso partito, perpetrassero il tradimento controReggio, tradimento avallato anche dal Governo centrale.
Altro grave torto del sindaco è di non aver tenuto conto dei consigli dei parlamentari di sinistra e di non avere voluto impostare la battaglia per il capo" luogo e per gli altri problemi della provincia in modo democratico, onesto e serio.
Se la protesta fosse stata articolata nel tempo opportuno, se avesse avuto la partecipazione dei partiti di sinistra e delle confederazioni sindacali democratiche, certamente non avrebbe degenerato, non avrebbe apportato tante rovine e distruzione alla città, non avrebbe par due mesi immobilizzato il traffico, non avrebbe costretto commercianti e lavoratori ad abbandonare le loro attività con gravissimi danni economici.
La rivolta di Reggio C., dunque, ha presentato tutto il livore meridionale, tutto il dolore e la rabbia antica, la violenta e istintiva protesta non solo per l'abbandone nel passato, per il prestigio offeso e per il "primato" negato, ma, principalmente, perché, in due mesi di lotta, alla fame di giustizia richiesta dai reg-gini il governo (mi riferisco particolarmente agli On.li Colombo e Restivo) ha risposto inviando ad ondate successive e sempre più numerose le forze repressive che, malmenando, ferendo, arrestando e uccidendo hanno esasperato la situazione e costretto la città a vivere in stato d'assedio.
Sempre così, dall'Unità di d'Italia ad oggi, ad ogni richiesta di giustizia da parte del meridione, i governi, nessuno escluso, hanno inteso risolvere tutti i problemi inviando le forze di polizia.
"Amo molto Reggio e non deluderò i suoi cittadini, ne mortificherò nessuna delle tré provincie calabresi".. Parole dell'On. Colombo che, poco coerente con quanto ha espresso, ha invece deluso e mortificato la "nobile città di Reggio".
Protestiamo, protestiamo energicamente da questi banchi a nome dalle masse lavoratrici e delle forze migliori e più sane di Reggio Calabria. Lei, On. Colombo, ha mortificato e offeso la città di Reggio Calabria inviando forze di polizia, instaurando lo statd di assedio, reprimendo, in forma dura, spieiata e feroce, le legittime rivendicazioni dei reggini, facendo uccidere, ferire e arrestare i giovani, gli indifesi e gli sprovveduti e lasciando liberi i terroristi e i veri ispiratori della guerriglia che circolano per la città indisturbati e ancora ai loro posti di comando.
Lei, On. Colombo, ha offeso una prima volta quando. dopo l'uccisione del ferroviere Labate, è rimasto nell'indifferenza e non è intervenuto per rendere giustizia ed ha mortificato Reggio Calabria anche con il silenzio della radio e della televisione. Lei ha offeso e mortificato ancora in settembre, quando, dopo due mesi di guerriglia, ha lasciato che la città si dilaniasse e che fosse ucciso l'operaio Campanella.
Il primo morto, il Labate, grava sulle spalle di tutta la classe dirigente passata e recente, che ha sempre lasciato Reggio nella miseria, nell'arretratezza e nell'abbandono; il secondo morto, il Campanella, grava direttamente sulla sua coscienza, On. Colombo, che per due mesi non è intervenuto ed ha costretto la polizia ad uccidere.
Il suo è un amore strano, On. Colombo, non è certo un amore cristiano se ha consentito che due lavoratori fossero uccisi. Mentre Reggio è ancora martoriata ed offesa dalla presenza della polizia ed economicamente dissestata per due mesi di inattività commerciale e lavorativa, voi del governo non intendete prendere seri, efficienti e decisivi provvedimenti. E' doloroso constatare che i meridionali hanno sempre conosciuto i governi attraverso le tasse e la polizìa.
Tasse e polizia, miseria e repressioni: questa è la vostra politica. Il Parlamento copra il vuoto giuridico, renda giustizia alla Calabria, renda presto, prestissimo giustizia a Reggio e si assuma la piena responsabilità di stabilire i criteri secondo i quali dovranno essere scelti i capoluoghi di regione.
Nei giorni scorsi, signori del governo, ascoltando alla Camera dei Deputati il dibattito sui fatti di Reggio, mi è sembrato che dalla fase del gioco delle parti si è passato ad altro gioco più pericoloso, si è passato a quello dello "scaricabarili", al palleggio tra notabili regionali, uffici tecnici nazionali e governo. Il problema del mezzogiorno (e quello di Reggio) o un problema politico e soltanto, dunque, i politici-governativi debbono fare una chiara, decisa e immediata scelta. Dalla discussione sono emerse le responsabilità schiaccianti della DC e dei partiti di centro ' sinistra, è emersa la condanna che Reggio, con la sua rivolta, ha espresso contro il sistema clientelare del governo, contro il ruolo subalterno e coloniale in cui la si vuole ancora porre.
Non è più consentito altro ritardo nelle decisioni. Reggio è giunta a tale limite di rottura che non consentirà altra turlupinatura.
Seconda interpellanza sui fatti di Reggio presentata in data 6 ottobre 1970 (Dopo la discussione alla Camera dei Deputati del 30 settembre 1970).
PELLICANO'. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere: se, dopo i tragici fatti di Reggio Calabria, intenda eliminare le cause che li hanno determinati, e perciò cambiare la sciagurata politica antimeridionalista che finora ha creato cricche clientelari, ha esasperato, per bassi scopi di potere, le spinte campanalistiche, ha disgregato la società e l'economia e, infine, ha distrutto la democrazia, consentendo così che i notabili governativi perpretassero abusi, soprusi ed ingiustizie a danno degli onesti, degli indifesi e delle popolazioni che non hanno santi in paradiso;
se, tra coloro che hanno partecipato "all'azione delittuosa, di sobillatori, di agitatori e di persone che mirano al discredito del generoso popolo calabrese" (parole rilevate testualmente dall'interpellanza numero 3-03545 dell'onorevole Giulio Andreotti), vi siano dei notabili democristiani e, qualora risultassero, perché, contrariamente a quanto ha replicato il Ministro dell'interno, vi è stata e forse vi sarà "tolleranza"?; i quali decisioni voglia prendere se, nel corso del di-tiattito svoltosi nei giorni scorsi sui fatti di Reggio Calabria alla Camera dei deputati, siano emerse delle schiaccianti responsabilità del quadripartito e particolarmente della Democrazia Cristiana, e se, come si è già capito la cittadinanza reggina, dopo il gioco delle parti, si è passati al pericoloso gioco dello "scaricabarili", e cioè al palleggio tra notabili regionali, uffici tecnici nazionali e Governo;
se intenda abbandonare i giochi pericolosi sulla vita dei calabresi, e particolarmente dei reggini, operare immediatamente per coprire il vuoto giuridico, cioè stabilire i criteri per la scelta del capoluogo della regione, provvedere agli adempimenti industriali e turistici, alla difesa del suolo, alla riforma agraria'. Infine, l'interpellante chiede se il Governo intenda ri-spendere, con urgenza, ad una sua precedente interpellanza. (interp. 355).
Interrogazione del Sen. Pellicano (n. 4728 - resoconto n. 413) Annunziata il 17 febbraio 1971.
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministero di grazia e giustizia. - L'interrogante intende ancora una volta sottoporre all'attenzione del Governo, e in particolare del Ministro di grazia e giustizia, il grave malcontento in cui, da parecchi decenni, si trova la categoria degli avvocati e procuratori dei fori di Reggio Calabria, Locri e Palmi.
Si fa presente che la città di Reggio Calabria (per popolazione la quarta dell'Italia continentale centro-meridionale) non solo non è sede di Corte d'appello, ma,. come sezione staccata dalla Corte d'appello di Catan-zaro, esercita la sua giurisdizione su un solo Tribunale, quello della propria città (caso unico in tutta l'Italia), pur avendo nella provincia altri due importanti Tribunali, quelli di Locri e di Palmi.
Si rende noto, altresì, che nelle precedenti legislature il problema era stato più volte sollevato e le richieste della categoria erano state ritenute logiche e legittime da vari parlamentari (tra i quali il compianto onorevole Francesco Geraci), nonché dal Ministro di grazia e giustizia (gli atti parlamentari del 20 ottobre 1949, del 3 ottobre 1951, del 24 aprile 1952, del 29 luglio 1955 e del 29 luglio 1959, lo testimoniano). Ritenuto che in altre sedi, come Caltanissetta, Potenza, Lecce e Tarante (meno importanti per popolazione e per territorio), problemi similari sono stati risolti con assoluta facilità e che, inoltre, esistono nella città i locali per gli uffici, ogni indugio alla soluzione del grave problema risulterebbe assurdo e mortificante, non solo per la categoria forense, ma per tutti gli abitanti della provincia.
Si chiede, pertanto, l'istituzione della Corte d'appello, in luogo della sezione, con giurisdizione sui Tribunali di Locri e di Palmi, nonché gli organi di giustizia amministrativa di primo grado e l'ufficio dell'Avvocatura distrettuale dello Stato. L'interrogante precisa, infine, che in una sua precedente interpellanza (alla quale, malgrado i continui solleciti, ancora non è stata data risposta) aveva sollevato la questione e chiede, pertanto, che le autorità competenti la risolvano al più presto.
RISPOSTA
Si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Riguardo all'auspicata aggregazione dei tribunali di Palmi e di Locri alla sezione di Corte d'appello di Reggio Calabria, trattasi, come è noto, di problema da tempo dibattuto, sul quale il Ministero di grazia e giustizia ha ritenuto di dover dar corso ad una ulteriore istruttoria, a mezzo dei Capi della Corte d'appello di Catanzaro, al fine di accertare le aspirazioni dei comuni dipendenti dai due circondari, in ordine alla modifica circoscrizionale ed è, tuttora, in attesa di conoscere l'esito di tali accertamenti.
Circa, poi, l'assetto da dare alla sezione distaccata, che si vorrebbe trasfarmata in Corte d'appello autonoma, mentre ufficio riveste ancora il carattere di temporaneità - assegnato-e dall'ari. 1 del D.L.L. 28 settembre 1944, n- 2°7, e non revocato dalle successive disposizioni riansrdanti la sezione - si ritiene che la questione debba essere esaminata unitamente a quella dell'evenn-ale ampliamento della circoscrizione della sezione medesima.
Si aggiunge poi, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che la eventuale istituzione di una nuova Corte d'appello con sede in Reggio Calabria, comporterebbe la necessità, per i riflessi in tema di foro dello Stato, di istituire anche, nella stessa città, un nuovo ufficio distrettuale dell'avvocatura dello Stato (art. 25 del codice di procedura civile, art. 18, 3° comma del T. U. 30 ottob-e 1933 n. 1611). Peraltro un provvedimento d°! genere comporterebbe l'esigenza di un correlativo congnio aumento degli organici.
I problemi di Reggio Cal. e della Provincia nella mozione presentata il 1' Dicembre 1971 dal Senatore Pellicano e dal Gruppo del Partito Socialista di Unità Proletaria.
IL SENATO,
premesso che la provincia e, particolarmente, il comune di Reggio Calabria sono investiti da una crisi profonda che - come del resto accade per tutto il
Mezzogiorno - minaccia di accentuare i vecchi e nuovi squilibri economici, sociali e politici, sino a determinare un processo di rottura nei rapporti tra
vaste masse e lo Stato;
premesso, ancora, che tale situazione, per molti a-spetti drammatica e pericolosa, è la risultante di chiare scelte economiche e politiche che i vari Governi centristi e di centro-sinistra hanno voluto imporre al Mezzogiorno in questi anni, in funzione dello sviluppo capitalistico della società, nonostante la ferma e decisa opposizione delle sinistre e del movimento dei lavoratori;
visto che, nonostante ben due leggi speciali siano state approvate in un recente passato (legge sui terremotati e legge speciale per la Calabria), la provincia di Reggio Calabria continua a presentare una grave carenza di abitazioni mentre il suo suolo risulta tuttora precario ed indifeso, così che ad ogni intensa precipitazione piovosa cose e persone sono sottoposte a gravi pericoli;
considerato che i lavoratori di ogni categoria, anche dopo dure e sanguinose lotte, sono stati costretti da tempo ad un pesante esodo, dapprima individuale ed ora di intere famiglie, tanto che negli ultimi 25 anni osi possono calcolare circa 250,000 gli emigrati;
considerato, inoltre, che la politica degli interventi straordinari o dei "pacchetti" non solo non risolve i gravi problemi denunciati, ma finisce - come i fatti dimostrano abbondantemente - con l'ottenere come unico risultato quello di esaltare le spinte clientelari e campanilistiche;
riaffermata la convinzione che un diverso sviluppo di Reggio Calabria e del Mezzogiorno passa attraverso una sostanziale modificazione della politica economica nazionale, e pia precisamente attraverso processi di trasformuione che pongano al centro lo sviluppo dell'occupazione e che quindi stabiliscano una connessione con te battaglia per il controllo degli investimenti, per industrializzazione del Sud collegato alla riforma agraria e ad una nuova struttura degli insediamenti urbani e ad una nuova politica del territorio;
tenuto conto che il Governo, pur ribadendo la vecchia e fallimentare linea verso il Mezzogiorno, ha fatto di recente - per bocca del suo Presidente - solenni promesse che, se non mantenute, suonerebbero come provocazione e beffa alle lunghe attese delle mosse" popolari, impegna il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Governo:
1) ad iniziare immediatamente i lavori del V Centro siderurgico nella piana di Gioia Tauro, anche in considerazione del giudizio positivo espresso dal CIPE;
2) a costruire la fabbrica di morsetteria a Villa-S. Giovanni;
3) a creare a San Leo-Pellaro un impianto per la produzione di setacci molecolari e di catalizzatori;
4) ad insediare uno stabilimento per la produzione di confezioni di tessuti a maglia ed un impianto per la produzione di articoli di abbigliamento;
5) a creare impianti per la produzione di proteine sintetiche, acidi e derivati a Saline di Montebello Ionico (n.d.r. - questa decisione, appoggiata anche da altre forze politiche dell'epoca, si rivelò catastrofica per l'area interessata dall'intervento: vennero espropriati decine di ettari di uliveti in cui lavoravano centinaia di residenti ed alla fine l'impianto non divenne mai operativo perchè si scoprì che le proteine sintetiche erano cancerogene. Il fallimento di un simile progetto fu anche una "fortuna" per gli abitanti della città di Reggio C. perchè all'epoca molti esperti dichiararono che lo scirocco -che tre volte la settimana spira sulla città- avrebbe portato i gas di scarico dell'impianto verso la città);
6) a costruire un autoporto a Reggio Calabria;
7) a potenziare le officine OMECA;
impegna altresì il Governo, per la difesa del suolo e della popolazione residente, per la valorizzazione dell'agricoltura e per lo sviluppo turistico, marino e montano:
a) ad abolire gli antistorici, vergognosi ed antidemocratici patti agrari;
b) a difendere il comprensorio del comune di Regalo Calabria con la sistemazione idraulica e forestale dei torrenti e la utilizzazione delle acque sorgive, sotterranee e piovane, rispettivamente per fini potabili e d'irrigazione;
e) a nominare una Commissione statale di studio per la produzione e l'industrializzazione del bergamotto e del gelsomino, promuovendo l'impianto di una fabbrica sperimentale per profumi;
d) a creare zone di sviluppo turistico di massa, con infrastrutture e servisi adeguati, con attrezzature alberghiere sovvenzionate dallo Stato, sia a sud (San Gregorio, Pellaro, Bocale), che a nord (Pentimele, Gallico, Cotona) della città, fornendole di una strada a scorrimento veloce che congiunga tali centri con Gambarie d'Aspromonte;
e) a costruire case popolari ed a dotare il comprensorio degli edifici pubblici mancanti;
f) a costruire o completare le strade che dal mare vanno alla montagna, attaverso Vinco-Pavigliana, Mosorrofa, Gallina e Rosario-Valanidi, ed una strada che da Terreti giunga a Motta San Giovanni, attraverso Vinco-Pavigliana-Mosorrofa-San Salvatore-Armo;
g) a costruire un lungomare che vada da Pentimele a Villa San Giovanni ed uno da San Gregario a Lazzaro;
h) ad insediare industrie per il trattamento industriale dei prodotti agricoli e la trasformazione delle arance in succo, (moz. 98).
IL P.S.I.U.P. INVITA LE FORZE POLITICHE E SINDACALI AD AFFRONTARE E UNITARIAMENTE A LOTTARE PER LA SOLUZIONE DEI DRAMMATICI PROBLEMI DELLA NOSTSA CITTA' E DELLA PROVINCIA.




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