giovedì, maggio 07, 2009

il pallino



mah ci considerano tutti dei matti e invece siamo quelli che risolvono i problemi, che si svegliano e stanno fissi su un modello FEM anche per 13 ore al giorno per trovare la soluzione. Bisogna essere disciplinati, non a tutti piace la disciplina. A qualcuno piace presentarsi con un problema, io preferisco presentarmi con una soluzione.

giovedì, marzo 12, 2009

sfogo

Obbedisco ad una logica binaria io,
esiste 1 ed esiste 0,
non esiste il grigio,
esiste il bianco ed esiste il nero,
faccio tutto al meglio delle mie capacità,
rifiuto di annegare in un mare di mediocrità.

sabato, marzo 07, 2009

A proposito della conferenza Onu sul razzismo di Durban

tratto da Corriere della Sera: http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_07/bernard_henri_levy_italia_fatto_bene_muoversi_per_prima_5b328f16-0aec-11de-a3df-00144f02aabc.shtml

«Avete fatto bene a muovervi per primi»
«Si sta preparando una trappola nella quale si vorrebbe veder cadere i Paesi democratici»

Tutti ricordiamo la Conferenza Onu sul razzismo di Durban, nel 2001, che si concluse qualche giorno prima dell’11 settembre. La conferenza si svolse nella città dello stesso nome, in Sud Africa, sotto l'egida delle Nazioni Unite. E tutti abbiamo presente nella memoria il terribile spettacolo offerto dai rappresentanti delle Organizzazioni non governative, le Ong, che si incontrarono lì, a Durban appunto, in linea di principio per fustigare l'intolleranza e il razzismo e che, in realtà, si trovarono d'accordo sul fatto che nel mondo esistesse un solo Stato razzista e che quello Stato era Israele. E io non posso dimenticare lo stupore, ben presto la disperazione, che colse le delegazioni dei sopravvissuti al genocidio ruandese, dei militanti per la democrazia nello Zimbabwe, della casta indiana degli intoccabili, dei pigmei, dei superstiti dei massacri in Sudan quando si resero conto che la loro sorte non rappresentava alcun interesse agli occhi dei crociati altermondialisti che avevano fatto man bassa sulla Conferenza e, in materia di discriminazione, non avevano ormai cura che di un caso esemplare: quello dei popoli le cui disgrazie potessero essere imputate all'Occidente in generale e agli «americano- sionisti» in particolare.

Otto anni dopo, ecco una replica. Dal 20 al 24 aprile prossimi, a Ginevra, si svolgerà una nuova Conferenza — chiamata Durban II—durante la quale bisognerà, ci spiegano, valutare i «progressi » realizzati dopo Durban I riguardo la lotta contro il razzismo. Solo che tutto quel che si sa dell'organizzazione di questa nuova conferenza, tutto quel che è filtrato sulle intenzioni dell'ufficio del «Comitato preparatorio » presieduto dalla Libia, tutto quel che si può leggere, soprattutto, nel progetto di «Dichiarazione finale» che quell'ufficio ha fin d'ora redatto con l'aiuto, in particolare, dei suoi vice-presidenti pachistano, cubano e iraniano — ah! i grandi democratici… — lascia presagire il peggio. Israele più che mai messo sotto accusa perché fondato—dicono— su un «apartheid»… La critica delle religioni— e in particolare dell'Islam— definita come una forma di «razzismo»… L'iscrizione, in altri termini, del «delitto di bestemmia » fra i crimini maggiori che la comunità internazionale ha il dovere di stigmatizzare… Senza parlare del fatto che questo progetto di Dichiarazione continua a non dire una parola né dello Zimbabwe di Mugabe, né del Darfur e dei suoi trecentomila morti, né delle ecatombe di cui a tutt'oggi il mondo—soprattutto l’Africa — è teatro, ma di cui era difficile immaginare che i sostenitori dell'asse libico-iraniano diventassero accusatori.

È questo lo spirito di Durban II. È questo il testo che, dal 20 aprile, sarà sottoposto a discussione. È questa la trappola che si sta preparando e nella quale si vorrebbe veder cadere i governi dei Paesi democratici come anche i militanti antirazzisti che giungeranno dal mondo intero. So bene che una discussione è, per definizione, uno spazio aperto. E non ignoro che restano molti giorni, da oggi al 20 aprile, per tentare di modificare un testo che, come ognuno può convenire, allo stato attuale è inaccettabile. Ma, poiché il punto di partenza è questo, poiché la bozza di proposte su cui si basa il dibattito è la somma di pregiudizi, odi e silenzi, poiché il rapporto di forze è quello che presumibilmente prevarrà in un Comitato preparatorio dominato, ripeto, dai rappresentanti di Ahmadinejad e di Gheddafi, è difficile immaginare come, se pur emendata, la Dichiarazione che ci viene presentata potrebbe servire da Carta a un'azione antirazzista mondiale e concertata. Per questo, la decisione italiana, annunciata giovedì, di disertare la Conferenza mi sembra profondamente felice e giusta.

Per questo, mi auguro di tutto cuore che siano numerosi, molto numerosi, i Paesi europei che, all'Est come all' Ovest, seguiranno la stessa strada. E per questo, alla domanda posta il 2 marzo dal Segretario di Stato agli Esteri, Rama Yada, a un gruppo di intellettuali (Bisogna andare a Durban II? Bisogna, e fino a che punto, lottare affinché siano rispettate le «linee rosse» tracciate dalla diplomazia francese? Oppure, come il Canada e forse gli Stati Uniti, bisogna decidersi a un boicottaggio?), io personalmente ho risposto che sì, purtroppo la soluzione del boicottaggio sembra la più ragionevole, la più degna e al tempo stesso la più conforme alla vocazione della Francia. La soluzione più conforme alla vocazione della Francia, perché è inconcepibile che il Paese di Voltaire entri, se pur di poco, nell'ingranaggio di un dibattito in cui si accorderebbe ai rappresentanti delle Chiese il diritto di limitare la libertà d'espressione e di coscienza. La soluzione più degna, perché non si può immaginare— trentaquattro anni dopo l'«ignominia» (Michel Foucault) della risoluzione dell'Unesco che assimilava il sionismo a una forma di razzismo — che la patria dei diritti dell'uomo acconsenta al fatto che il legittimo dibattito politico sullo svolgimento, se non addirittura sul principio, della guerra di Gaza si tramuti nella stigmatizzazione globale, morale, unica nel suo genere, dello Stato ebraico. La soluzione più ragionevole, perché la lotta contro il razzismo è qualcosa di ben troppo serio per lasciarne l'iniziativa a un manipolo di dittatori il cui principale assillo è di far dimenticare discriminazioni, umiliazioni, violazioni gravissime dei diritti dell'uomo e della donna che proprio nei loro Paesi si verificano. Nell'interesse stesso di questa lotta, per riguardo alla bella e nobile causa che è la causa antirazzista, in omaggio a tutti coloro che, da Fanon a Mandela, ne hanno definito lo spirito, occorre rifiutare, molto velocemente e molto fermamente, e senza appello, la farsa di Durban II.

Bernard-Henri Lévy

mercoledì, dicembre 10, 2008

IP Unico, la farsa dell'IP

tratto da punto-informatico.it di Alessandro Bottoni

Roma - Come probabilmente già sapete, il Nostro Amato Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, vuole avere un singolo IP associato ad ogni singolo cittadino italiano. La questione è difficilmente comprensibile per un pubblico non tecnico, per cui sono costretto a ricorrere ancora una volta ad un artifizio: ve la spiego con una sceneggiatura teatrale. L'eroe della nostra storia è il mitico Joe Lametta già protagonista di Kriptonite.

ATTO I
SCENA 1
Sala interrogatori della centrale di polizia.
Locale squallido. Un tavolo e due sedie.
Joe Lametta siede alla sinistra e giochicchia con il pacchetto delle sigarette. L'Agente Grasso entra dalla porta sulla destra tenendo in mano un pacco di fogli.

AGENTE GRASSO
Non si può fumare qui.
JOE LAMETTA
Non sto fumando.

L'agente Grasso gli strappa di mano il pacchetto delle sigarette. Sbatte il pacco di fogli sul tavolo, si siede di fronte a Joe Lametta e si accende una delle sigarette che ha appena sottratto al suo prigioniero.

AGENTE GRASSO
Allora, Lametta, ti sei fatto beccare ancora. Cosa c'è?
Il lupo perde il pelo ma non il vizio?

JOE LAMETTA
Non ho fatto niente.

AGENTE GRASSO
Ti sei fatto beccare come un pollo. Cosa c'è, Lametta, hai perso il tocco? Stai invecchiando? (ride)

JOE LAMETTA
(alterato) Non ho fatto niente, ti dico.

AGENTE GRASSO
(rabbioso) Non dire cazzate! Abbiamo qui le prove! (indica il pacco di fogli sul tavolo)
Quell'articolo l'hai pubblicato tu.

JOE LAMETTA
Quale articolo?

AGENTE GRASSO
Quello in cui sputtani il figlio di Bossi.

JOE LAMETTA
(a parte) Ma di che c.... parla?
(realizza) Ah, quello in cui si rivela che il figliolo di Bossi ha mancato la maturità per la terza volta. Dici quello?

AGENTE GRASSO
Proprio quello.

JOE LAMETTA
Ma è tutto vero. Dov'è il problema?

AGENTE GRASSO
Non c'entra niente che sia vero o falso. Il fatto è che tu non puoi dirlo.
Non sei un Operatore della Comunicazione iscritto al Registro.

JOE LAMETTA
(mette la faccia tra le mani e parla tra sé) Che paese di merda!
Solo in questo paese di merda ed in Cina ci vuole l'autorizzazione prima di aprire bocca.

AGENTE GRASSO
Cosa dici?! Parla in modo che ti si senta!

JOE LAMETTA
Niente! Non stavo dicendo niente!

AGENTE GRASSO
Allora? Confessi o dobbiamo stare qui tutta la notte?

JOE LAMETTA
Non ho niente da confessare.
Quando è stato pubblicato quell'articolo?

AGENTE GRASSO
Lo sai benissimo.

JOE LAMETTA
No, non lo so.
Mi rispondi o dobbiamo giocarci la nottata su queste cazzate?

AGENTE GRASSO
(sbuffando) Ieri alle 15 e 27, ora locale.

JOE LAMETTA
(sorride e scuote la testa) Vedi, Grasso, sei il solito idiota.
Ieri pomeriggio io ero in aereo. Stavo rientrando da Bruxelles.
Non posso essere stato io a pubblicare quell'articolo a quell'ora.
Non c'è connessione dagli aerei in volo. Non ancora almeno.

AGENTE GRASSO
(controlla nervosamente i suoi fogli)
Non fare il furbo con me! Qui c'è il tuo indirizzo IP.
Sei stato tu.

JOE LAMETTA
(spalanca le braccia, sconsolato) Dài, Grasso, ce la puoi fare.
L'indirizzo IP identifica la macchina, non l'utente.
Qualcuno ha usato il mio PC dell'ufficio per pubblicare quell'articolo.

AGENTE GRASSO
(spegne la sigaretta e scatta in piedi, rabbioso. Si piazza a pochi centimetri dalla faccia di Joe Lametta e lo minaccia)
Non fare il furbo con me, ti ho detto! Io non ci casco nei tuoi trucchetti da quattro soldi!

JOE LAMETTA
(nasconde il viso tra le mani per qualche secondo, disperato, poi ricomincia a parlare.
Cerca di parlare a bassa voce e lentamente, come si fa coi bambini)
Come faccio a spiegartelo, Grasso? Sulle reti TCP/IP, l'indirizzo IP identifica la macchina.
Ogni macchina può avere più utenti.
Ogni singolo utente è identificato dalla sua coppia username/password.

AGENTE GRASSO
Non cercare di fregarmi, Lametta!

JOE LAMETTA
È così, ti dico!
L'indirizzo IP viene usato solo per rendere possibile il routing.

AGENTE GRASSO
Il cosa?!

JOE LAMETTA
Il routing! L'instradamento dei messaggi da un computer all'altro.
L'indirizzo IP è solo un artifizio tecnico, come il numero di telefono.
Tu non sei il tuo numero di telefono, vero?

AGENTE GRASSO
Già, ma tu rispondi al tuo numero, non è così, Lametta?

JOE LAMETTA
(scuote la testa, sconsolato)
Certo! Ma il mio telefono può essere usato da altre persone.
Capisci cosa voglio dire? Il mio numero identifica il telefono, non me.
Identifica il dispositivo, non l'utente.

AGENTE GRASSO
(si raddrizza di scatto e comincia a camminare per la stanza, nervoso)
Ma tu ti porti sempre il telefono in tasca. Rispondi sempre tu a quel numero. Non lo fai usare ad altri.
Quel numero è tuo! Tuo e soltanto tuo!
Una volta assegnato, tu e quel numero diventate una cosa sola.
Tu sei il numero ed il numero è te.

JOE LAMETTA
No, non è vero. Il mio numero può cambiare.
Io posso avere più numeri. Alcuni posso prenderli nuovi, altri posso buttarli via.
L'assegnazione è temporanea.

AGENTE GRASSO
Ed allora, cosa sarebbe che ti identifica?

JOE LAMETTA
Ma te l'ho appena detto: la mia coppia username e password.
O qualunque altra cosa si possa usare per l'autenticazione.

AGENTE GRASSO
Per la cosa?!

JOE LAMETTA
L'autenticazione. Il processo con cui un utente si lascia identificare e riconoscere dal sistema si chiama autenticazione.
Il login, insomma!

AGENTE GRASSO
(torna vicino a Joe Lametta e lo minaccia con un dito)
Tu stai cercando di fregarmi, Lametta, ma io non ci casco. Non questa volta.

JOE LAMETTA
(sorride, cercando di non ridere in faccia al minaccioso agente)
Grasso, perché non ti leggi un qualunque manuale di reti, allora?

AGENTE GRASSO
Io me ne frego dei vostri manuali! Non ce ne facciamo niente delle vostre menzogne!
(prende un foglio dal pacco e lo sbatte minacciosamente sotto il naso di Joe Lametta)
Qui abbiamo tutte le informazioni che ci servono. Lo vedi cosa dice?

JOE LAMETTA
(prende il foglio che l'Agente Grasso gli ha messo sotto il naso e legge a voce alta)
"L'indirizzo IP identifica univocamente l'utente. Ogni utente ha il suo indirizzo IP assegnato alla nascita. Ogni IP appartiene ad un solo utente."
(gira il foglio e lo esamina)
Ma chi è questo idiota?!

AGENTE GRASSO
Attento a come parli, Lametta. Quello è un testo scritto dal Ministro, di suo pugno.

JOE LAMETTA
(getta il foglio sul tavolo)
Non ne ho colpa io se vi governano dei deficienti!

AGENTE GRASSO
(si avventa su Joe Lametta e quasi lo colpisce)
Io ti faccio finire in galera! Ti sbatto dentro e butto via la chiave!

JOE LAMETTA
(si rende conto del pericolo e alza le mani in segno di resa)
OK, OK... stai calmo. Senti,è tutto molto più semplice di quello che sembra. Io ero in aereo ieri pomeriggio.
Ho il biglietto che lo dimostra. Possono confermarlo i tuoi colleghi dell'aeroporto.
Ci sono le riprese delle telecamere che mostrano la mia brutta faccia mentre attraverso le barriere.
Questa è la realtà. Non puoi farci niente.

AGENTE GRASSO
Lo vedremo!
(preme un pulsante e chiama il suo collega)

L'agente magro entra dalla porta.

AGENTE MAGRO
Comandi!

AGENTE GRASSO
Agente Magro! Chiama quelli dell'aeroporto.
Fatti dire se questo avanzo di galera ha oltrepassato le loro barriere di controllo ieri pomeriggio.

L'Agente Magro resta immobile

AGENTE GRASSO
Beh, che c'è? Non hai capito?

AGENTE MAGRO
No, ho capito benissimo. Abbiamo già controllato.
Lametta era su un aereo proveniente da Bruxelles ieri pomeriggio.
A quanto pare era andato al parlamento europeo a parlare male del suo paese.

Joe Lametta apre le braccia in segno di sollievo.

AGENTE GRASSO
(rivolto a Joe Lametta)
Non cantare vittoria te! Agente Magro, sloggia.
Lasciaci soli.

L'Agente Magro esce.

AGENTE GRASSO
Sei il solito furbacchione. Sei riuscito a cavartela anche questa volta!

JOE LAMETTA
Non prendertela! Prima o poi verrà eletta una persona competente al vostro ministero.
Magari qualcuno che non deve cercare le lettere una ad una sulla tastiera per scrivere un messaggio di posta.

L'Agente Grasso si siede e si prende il viso tra le mani. Resta così qualche secondo, poi scopre il viso e torna a parlare.

AGENTE GRASSO
Sono stanco di questi deficienti. Se tu solo sapessi quanto sono stanco...
Lo sai che casino ci hanno fatto fare per assegnare un IP diverso ad ogni utente?

JOE LAMETTA
Certo che lo so! Vi ho procurato io stesso i blocchi di indirizzi contigui che vi servivano.
C'è voluto il mercato nero per trovarli!

AGENTE GRASSO
Già... ed adesso si scopre che non serve a niente.

JOE LAMETTA
Noi abbiamo provato a dirvelo. Non c'era nessun bisogno di indirizzi fissi.
Si è sempre riusciti a risalire all'utente che usa un certo computer.
Ci si riusciva benissimo anche prima. Anche con gli IP assegnati dinamicamente.
Il problema è sempre stato solo quello di scoprire chi era davanti al computer nel momento in cui venivano impartiti certi comandi.

AGENTE GRASSO
Già... e questo come si fa a saperlo?

JOE LAMETTA
Ci sono mille modi... Telecamere di sorveglianza, sistemi di autenticazione forte...

AGENTE GRASSO
Cioè?

JOE LAMETTA
Smart Card, eToken... cose del genere. I mezzi non mancano.
Il problema è che non puoi pretendere di identificare l'utente al momento in cui si connette alla rete.

AGENTE GRASSO
Perché no?

JOE LAMETTA
Perchè così tutti, ma proprio tutti, saprebbero sempre chi è e cosa fa. Addio privacy.
Te l'immagini tua moglie che viene a sapere di tutti i tuoi filmatini con le minorenni?

AGENTE GRASSO
Piantala!

JOE LAMETTA
Dico sul serio! Noi tutti abbiamo qualcosa da nascondere.

AGENTE GRASSO
Ed allora, come si dovrebbe fare?

JOE LAMETTA
Come si faceva prima. Bastava ed avanzava la tecnica che si è sempre usata.
Si traccia qualcuno quando c'è un vero motivo per farlo e solo sotto mandato di un giudice.
Dai tracciamenti di massa abbiamo tutti qualcosa da perdere.

AGENTE GRASSO
E gli eToken? Le Smart Card?

JOE LAMETTA
Quelli è meglio usarli per autenticare l'utente a livello di singolo server, quando c'è bisogno di farlo.

AGENTE GRASSO
Ad esempio?

JOE LAMETTA
Ad esempio il server della tua banca.

L'Agente Grasso annuisce in silenzio. Si alza lentamente dalla sedia, raccoglie le sue carte e si avvicina alla porta. La apre e fa cenno a Joe Lametta di andarsene.

AGENTE GRASSO
Sloggia, Joe. Ti è andata bene anche questa volta.

domenica, novembre 23, 2008

Il canto del Divino Pastore

Il Signore è il mio Pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi
fa riposare,
ad acque tranquille
mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida
per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare
in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perchè tu sei con me,
Signore.

Rendiamo grazie a Dio.

Scusate l'assenza di particolari ma ho ottimi motivi per "dare pubblica testimonianza".

martedì, novembre 11, 2008

La mia buona azione quotidiana

Salve a tutti quest'oggi mi sono imabattuto in uno splendido sito che merita la mia e la vostra attenzione: http://www.notspeakinginmyname.com/

"I 'm Italian and Prime Minister Silvio Berlusconi is not speaking in my name". "Io sono Italiano ed il Primo Ministro Sivio Berlusconi non parla a mio nome" Questo e' il messaggio che appare su tutte le fotografie pubblicate su questo sito. Si tratta di una protesta virtuale che è cominciata in occasione della infelice battuta che Silvio Berlusconi ha rivolto a Barack Obama.

Secondo il messaggio pubblicato dagli autori nella homepage (che riporto qui tradotto), si tratta di sito web non affiliato a partiti politici. E' però un punto di incontro spontaneo di Italiani che provano imbarazzo ed indignazione ad essere rappresentati dal Primo Ministro Silvio Berlusconi e dal suo Governo.

Il messaggio continua così: "Noi crediamo che la rappresentanza politica sia una cosa seria, che deve essere affrontata con rigore e serietà. Signor Berlusconi, quando lei parla , dovrebbe rappresentare l'intero popolo Italiano.
..........................................................................
Se sei Italiano e pensi che il Primo Ministro Silvio Berlusconi non parli a tuo nome scrivilo su un pezzo di carta, scatta una foto ed inviala qui sendto@notspeakinginmyname.com (includendo il tuo nome, il tuo cognome e la tua città) (foto orizzontali da 72dpi, e da 170 x 128 pixel, grazie).
..........................................................................
Signor Berlusconi, è ora di finirla con gli scherzi.
..........................................................................
Se non sei Italiano, ma ti senti insultato dalle battute ignoranti ed inappropriate del Primo Ministro Silvio Berlusconi, per favore accetta le nostre scuse.

Che dire? A mio avviso è una bella iniziativa a cui è il caso di partecipare, per quanto mi riguarda scattare una foto con la webcam, modificarla un pochino con photoshop (il messaggio sul cartello non si leggeva bene) ed inviarla è stato un attimo :-) .

Aggiornamento 18:40 11/10/08

Un battibecco tra il nano pelato di arcore ed un giornalista americano... questa è una di quelle cose che i nostri telegiornali non dicono: http://www.corriere.it/politica/08_novembre_07/berlusconi_reporter_usa_db1c40d6-acec-11dd-8da9-00144f02aabc.shtml

il video: http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_f308815c-acf4-11dd-8da9-00144f02aabc&vxBitrate=300

L'iniziativa è stata ripresa da varie testate giornalistiche in tutto il mondo...

Svizzera: http://www.20min.ch/ro/news/monde/story/-Berlusconi--Il-ne-parle-pas-en-mon-nom--23454259

Perù: http://www.elcomercio.com.pe/ediciononline/HTML/2008-11-10/blog-colectivo-rechaza-expresiones-berlusconi.html

Finlandia: http://www.ot.fi/wirestory.aspx?storyID=10134 :-O

e ovviamente ne parla anche il Corriere della Sera: http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_10/sito_berlusconi_is_not_speaking_name_5685084e-af21-11dd-bbcd-00144f02aabc.shtml .

Nella homepage del sito di forza italia (<-la loro è un Italia minore) viene riportata la seguente citazione:
"Gli elettori del Connecticut (democratici altoborghesi radical-chic, ndt) lo vedono come "a tan Kennedy", una versione abbronzata di JFK, ma appena eletto getterà la maschera e si rivelerà un coatto hip hop! Hey, yo!"

L'attore e comico americano Robin Williams a proposito di Barack Obama, in varie apparizioni tv durante la recente campagna presidenziale
Straordinario... non siamo noi delinquenti di sinistra così malevoli da andare a paragonare mr silvio ad un comico da avanspettacolo ma i suoi stessi militanti (leggi dipendenti)! Che sia un lapsus froidiano? Secondo noi dovrebbe esserci una certa differenza tra il comico Robin Williams (per intenderci è quello di Mrs Doubtfire ndr) ed il Presidente del Consiglio Italiano, secondo i dipendenti/militanti dell'immaginifico mr silvio questa o quella pari sono. Certo che con i forzitaliani non ci si annoia mai! Come faceva quella canzone? Ah ecco, adesso ricordo: Brigitte bardot bardot! silvio, per favore, falla al prossimo G8! Prima che gli amministratori di forzaitalia.it si accorgano che tentando (discutibilmente) di coprire una gaffe ne hanno fatta un'altra è il caso di fare una copia della schermata in oggetto:



domenica, novembre 09, 2008